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Antonio Amorosa

testimonianza di una vita da pittore

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CONSIDERAZIONI


Antonio Amorosa

La pittura, la scultura e la grafia sono magia così come la luce e le immagini che essa forma.

Lo sapevano bene gli antichi sacerdoti che soffiavano e strofinavano colore in forme di animali sulla roccia nei cunicoli profondi della terra.

L'anima degli animali veniva catturata e restava ricchezza comune per sempre.

Era il concetto dell'eterno.

Quello che è impossibile diventa reale, diventa l'incanto nella luce che a tutto dà forma.

La pittura, da sempre fino a ridosso degli anni Quaranta, ha avuto un percorso lineare, un crescendo di perfezione: sociale, religiosa, poetica, filosofica e storica.

È come se l'uomo nel tempo avesse deciso che la magia dell'immagine, insieme al suono e alla parola scritta, potesse creare un sottile diaframma che dona bellezza ad esseri sgomenti di paura di fronte ad uno spazio infinito e ad un Dio percepito.

Tutto questo all'improvviso è stato tranciato brutalmente dagli eventi storici. Il cammino delle arti, filo di Arianna che rende visibile l'invisibile e attutisce la paura dell'ignoto, è come fosse stato reciso senza nessuna possibilità di ritorno.

Le competenze tecniche, patrimonio acquisito, erano scomparse, le immagini sostituite da forme e supporti utili a discorsi oscuri, privi di finalità per l'umano e di poesia.

Per lo più si cerca di abbellire con gusto architettonico le città, fare decorazione.

I nuovi decoratori si raggruppano per farsi forza e l'arroganza è a livelli estremi.

Quando ho iniziato a dipingere ho praticamente trovato il vuoto e l'informazione mediatica era molto al di là da venire – la prima mostra museale l'ho vista a diciotto anni, in visita scolastica, nel Palazzo Reale di Napoli – quindi giocoforza ho dovuto iniziare con pochissimi mezzi e rari supporti iconografici e cercare di riannodare un filo con un passato, fino a quel momento solo avvertito.

Non c'erano più maestri: erano tutti o morti o spinti in un angolo.

Siamo rimasti privi di riferimenti.

Ho fatto quel poco che un artista schivo e appartato ha potuto permettersi negli spazi lasciati dall'insegnamento.

Mi sono prefisso di dare questo principale connotato alla mia pittura: mi sono detto che dipingendo dovrò sempre ricordarmi di renderla comprensibile a tutti, facendo pertanto attenzione a permettere diversi strati di lettura.

Consentire che l'uomo sfornito di mezzi specifici del campo dell'arte come l'uomo ricco di conoscenze possano leggere e sentire l'energia del colore o del segno. Mi auguro che tutti possano accostarsi all'opera per trovare in essa quel significato che meglio aderisce al proprio essere.

AA

«Ho visto migliaia di quadri, ho letto migliaia di libri e di tutto resta sempre un poco.
Ciò che è vicino al mio spirito»

Principali influenze

LETTERATI

Fiodor Dostoevskij

Franz Kafka

Giuseppe Ungaretti

Isidore Ducasse

Emilio Gentile

Luigi Pirandello

Mario Untersteiner

Robert Graves

Salvatore Quasimodo

Thomas Mann

William Shakespeare

CULTURE ARTISTICHE

Edicole votive arcaiche in terracotta

Scultura greca del periodo severo

Kore e Kouros

Scultura fittile etrusca

Mater Matutae di Capua

Architettura romana

Scultura romana

Pittura romana

Lo smalto dei Della Robbia

ARTISTI

Giotto e i giotteschi

Gentile da Fabriano

Beato Angelico

Paolo Uccello

Filippo Lippi

Piero della Francesca

Pietro Perugino

Piero di Cosimo

Antonello da Messina

Andrea Mantegna

Cosmè Tura

Giovannni Bellini

Rosso Fiorentino

Jacopo Pontormo

Parmigianino

Lorenzo Lotto

Bronzino

Vasari

Tintoretto

Antonio Van Djck

Lo Spagnoletto

Rubens

Rembrandt

Sebastiano Ricci

Giovanbattista Tiepolo

Ingres

De Nittis

Seurat

Degas

Il Doganiere

Medardo Rosso

Aristide Sartorio

Modigliani

De Chirico

Morandi

Chagall

Chagall disegnatore

Mario Sironi

Casorati

Campigli

Marino Marini

Benvenuto Succi

Augusto Perez

Pietro Cascella

A COLLOQUIO CON ERACLITO

La pagina è un testo scritto a commento di 5 lavori a tecnica mista su carta di Amalfi, eseguiti nel 1977, su frammenti di Eraclito B1B17B19B34B72.
Il testo sviluppa una traccia che si interseziona con i Frammenti: B52 – B103 – B75 – B76 – B88 – B8.

Se la natura è legge, ogni vita è frammento.

Rubino, matrice di vita necessaria al tutto.

Se tempo è un fanciullo che si trastulla, che gioca con le pietre: regno di fanciullo B52 rende eternità nell'attimo e limite è solo la convenzione.

È gioco dare colore al cielo, lucidare le nubi e rincorrere gli astri corridori. Riso adulto.

Immobile, nell'atto del pensiero, insegue le immagini cercando di conoscerne le regole.

Tutto sfugge così come tutto resta, forma antica del cerchio, dove l'angolo è sempre lo stesso, comune nella circonferenza del cerchio è il principio e il termine. B103

Verità e follia, danza d'inizio in gracidio di rane.

Perché frugare nella tana del mostro? Cerca uno stagno per guardare.

Anche quelli che dormono sono artefici e collaboratori delle cose che accadono nell'universo. B75

Presenti al gioco, incuranti delle sue sorti, partecipano senza agire. Partecipano perché sono.

Spettatori imparziali, urlano e ridono senza né grida né riso nella luce del proprio rigore.

Al nulla non si fa nulla; è necessario ogni frammento.

Vive il fuoco la morte della terra B76, calore di fiamma, ardere di rosso, quando l'anima strappata, fissa la sua cenere.

E l'aria vive la morte del fuoco B76: lingue d'azzurro nell'aria, girotondo di fanciulli sull'aia.

Tutto serve: tempesta e vento, arsura e gelo.

L'acqua vive la morte dell'aria, la terra quella dell'acqua B76, beve Terra il pianto di Cieolo e lacrima è il moto fra le stelle.

Riconoscenza ed ira, frutto di violenza e d'amore, figli strappati a Terra ed irati a Cielo.

Medesima cosa: vivente e morto, sveglio e dormiente, giovane e vecchio: giacché queste cose, mutate son quelle, e quelle a loro volta, mutate son queste. B88

Sepolcro di bimbo, sciacquio di piedi, lenti in processione. Sorriso compiaciuto del vecchio. La vita non è privilegio concesso agli uomini dai Fati. Bendata è la Dea: privilegio è illusione.

Ciò che è opposizione è accordo, e dalle cose discordi sgorga bellissima armonia, e tutte le cose nascono per legge di contesa. B8

In ogni segno è la scelta. Contesa nel pensiero e nel gesto.

Vittoria sublime nell'atto.

Non negare al serpe la gioia del Sole, né all'uomo la coscienza.

 

“OMNES CLAMANT SUB TEGMINA COELI UT OMNIA SILENT ULTRA SIDERA”

Eraclito di Efeso e Rosanna Castaldo

SUL TEMA DELL’ ARCANGELO GABRIELE

Ritengo che il modo migliore per interpretare un dipinto sia da sempre lo stesso: Occhio, cuore e mente.

Questa è la chiave che apre a più conoscenze di ogni preparazione accademica.

Ed è questo lo schema che seguirò per parlare di un quadro che mi ha impegnato per un po' di tempo.

Il tema è centrato sull'arcangelo Gabriele, uno spirito al vertice degli onnipresenti angeli che custodiscono l'esistente.

Si trovano tracce di lui già dall'inizio delle civiltà conosciute che hanno riunito sparuti gruppi di uomini fino ad arrivare alle organizzazioni contemporanee.

Non parlerò della pittura, dei suoi stili, dei suoni visivi, delle commozioni cromatiche o dei riferimenti poetici affiancati a disperati studi sulla realtà, in fondo, solo intuita.

Darò solo delle indicazioni utili sui tanti elementi raffigurati nella composizione; frutti di ricerche che si sono fuse come fa l'orizzonte con l'aria.

Parlerò di Gabriele, (l'angelo che si respira) degli edifici, delle piante, della Madre, dei semi, dello stordimento che ci dà il cielo, dell'ordine simmetrico di tutte le cose, che ci lasciano ogni volta attoniti.

Ordine fondante che degli uomini capaci esplorano con gli strumenti della scienza.

Gabriele, secondo una millenaria intuizione, è colui che ci porta ad esprimere pensieri nell'arte, nella poesia, nella musica e nelle scienze, ossia a percorrere, per quanto possibile, la bellezza.

Lui presiede alla gestazione che forma le idee e presiede anche alle acque di chi deve nascere.

Nella lingua ebraica, Gabriele significa “colui che affianca Dio”, “È la sua forza”.

Nell'antica lingua egiziana: ka-vir-el indica il desiderio, il sentimento espresso.

È colui che governa l'acqua e tutti i liquidi della terra.

Nel dipinto l'immagine è totalmente celeste, è stato sottratto l'azzurro dal cielo.

La maestà dell'angelo celeste sostiene l'inizio della vita, anche se essa è eterna.

La nascita è rappresentata in una forma femminile che trasmette dalle mani il calore ed ha sul viso l'inquietudine per ciò che accadrà.

La figura di donna è, in parte, ancora una roccia spigolosa, primordiale ed aurea.

L'asino, quasi fosse un paredro, spunta da dietro un'edicola con dei gigli in un vaso dorato. I gigli insieme ad un diadema sono insieme all'acquamarina i dati riconoscitivi dell'arcangelo.

L'asino, dicevo, come paredro dell'angelo, è l'immagine terrestre; anche egli è, secondo i greci antichi, un garante della vita, è un genio delle acque, pertanto l'acqua che vivifica è l'agente della fertilità e della fecondità.

Per i cristiani, promulga la sapienza divina e diffonde la grazia celeste.

Ne sono un esempio le tante bellissime raffigurazioni della fuga in Egitto o dell'ingresso di Cristo a Gerusalemme.

Sul fondo della composizione ho raffigurato degli alberi inseriti in una quiete soffusa di luci ed ombre leggere. Gli alberi sono presenze possenti slanciate verso il cielo, con radici profonde verso l'umido della terra, sono lo scolpito del verde fra i cui rami trovano rifugio le creature che si adattano alle sue cavità, ricavando cibo e ristoro dagli umori che scorrono nelle curve continue dei rami numerosi.

Gli alberi del fondo creano due viali, uno verso il buio, l'altro verso la luce. Uno rappresenta il momento in cui la luce si spegne e la coscienza viene inghiottita. L'altro va verso la luce, la luce che irradia risplende e rassicura; con l'oscurità essa, semplicemente, si estingue, non è più.

Nel buio, comunque, è presente l'inizio della nostra nascita.
Solo la notte cupa rivela ai miei occhi le stelle” (W. Whitman).

Uno degli ingressi porta all'altro, poiché il buio diventa luce e la luce buio,non un circolo, ma una sintesi.

I due edifici, la casa ed il faro, hanno toni leggermente raffreddati all'esterno, con una luce più intensa all'interno. Quasi fossero come le stelle del firmamento. Il faro ha uno degli interni che si è spento.

La casa, l'edicola e il faro hanno una struttura prospettica con molteplici punti di fuga. Non coincidono mai nello stesso punto e vagano liberi nelle dimensioni così come la luce del faro, anche essendo parallela e più vicina a noi, corre in un orizzonte che va oltre le chiome degli alberi. 

È una naturalezza non discutibile,semplicemente perché rappresentata, così come ci appaiono certe pitture fatte dagli antichi.

In alto, in un cielo grigio percorso da deboli luci, ho riportato un grafico del primo fiore dei gruppi di Sophus Lie che descrive la base geometrica e algebrica della simmetria senza confini dell'universo.

Sulla destra, in basso, tra il faro e il mite asinello sono rappresentati dei campi di grano, le messi cariche di vita.

I sacerdoti dei misteri di Eleusi presentavano in una cerimonia un chicco di grano come si fa con un ostia in un ostensorio. Esso veniva contemplato in silenzio.

L'ostensione ricordava lo scorrere delle stagioni, il circolo continuo delle ricche spighe d'oro, della sua resurrezione dalla morte.

Il seno materno e il seno della terra.

Così è per il grano, gli alberi e tutte le cose che vivono tra il suolo e il cielo.

Del grano non si conosce l'origine, così come quella dell'orzo del fagiolo o del mais. Si possono incrociare e migliorarne sapori e qualità, ma non si è mai riuscito a creare nessuna di queste piante di base. Sono sempre state ritenute un dono degli dei.

E l'asino, su terreni instabili, aridi e rocciosi, ha sempre trasportato sulla soma il grano raccolto.

Lettera inviata a mio fratello Gino nel 1992 riguardo alla Pala d'altare per Leandro per la morte del suo carissimo amico.

Caro Luigi, ti descrivo in sintesi il significato iconografico della pala d'altare eseguita per la cappella 
Della famiglia Carile a Campobasso. Escludo di parlare dei valori formali e pittorici che credo rientrino nella sfera personale dell'autore e degli eventuali visitatori.

Il dipinto è dominato da una grande figura che rappresenta la Coscienza mentre indica un paesaggio (“Là essi abitano, il cuore libero da preoccupazioni” - Esiodo).

Lo scorso anno, andando verso Riccia, mi indicasti da un ponte vicino Campobasso dei terreni a cui era interessato Leandro per l'acquisto. Essi mi si sono impressi nella mente e li ho trasferiti, in forma ideale, nel dipinto.

La Coscienza, conoscenza pura, ospita sulla mano un uccellino azzurro, un messaggio d'arrivo per il cielo.

È l'anima che si stacca dal corpo e simboleggia lo stato spirituale nel mondo celeste.

La torre sulla sinistra rappresenta l'essere nella vita che è vigilanza sulle cose viste ed acquisite.

Essa è il rapporto fra il cielo e la terra ed è impenetrabile alla base come la consapevolezza della nostra solitudine che sostanzia il nostro Io.

I gradini sono i passaggi che conducono alla vetta. Gli alberi lì presenti, il grande respiro.

Al centro della torre una figura è illuminata ed indica il buio che gli rivolge domande.

L'isola su cui la torre poggia, è il simbolo per eccellenza di un centro spirituale primordiale, all'isola, infatti, si è condotti da una nave di pietra (l'ultimo viaggio dei re nordici).

La prua è antropomorfa e reca in sé, una grande perla, il cuore-anima, il sentire perfetto e traslucido.

La nave è affiancata da due figure mitiche: un delfino ed un toro alato.

Il delfino (amico di Dioniso), salva l'uomo accompagnandolo verso l'isola dei beati, là dove è sempre presente la luce.

Il toro è la forza creatrice, il cui seme renderà ancora fertile la terra. La combattività dello spirito.
L'acqua dà umori e tutto circonda, purificazione e rigenerazione.

Sovrasta tutto una figura che ascende verso un cielo solido.

Ti abbraccia tuo fratello Nino.

Bergamo, 8 dicembre 1992

Nulla è più noioso e più futile della più antiquata di tutte le manie: la mania della modernità. Con tutto l’apprezzamento che si deve ragionevolmente avere per le innovazioni tecniche noi dobbiamo nondimeno minimizzare la parola “nuova” nella definizione “nuova arte” ed enfatizzare la parola “arte”.

Paul Hindemith

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